Excerpt from my fifth book, "Not Only War - Hope Dies Last," chapter 5 (In the Dark, He Kept Watching, Smiling). Part of a broader discussion on the process of mourning.
“Ogni libro, ogni volume possiede un’anima, l’anima di chi lo ha scritto e l’anima di coloro che lo hanno letto, di chi ha vissuto e di chi ha sognato grazie a esso. Ogni volta che un libro cambia proprietario, ogni volta che un nuovo sguardo ne sfiora le pagine, il suo spirito acquista forza.” (Carlos Ruiz Zafón)
Excerpt from my fifth book, "Not Only War - Hope Dies Last," chapter 5 (In the Dark, He Kept Watching, Smiling). Part of a broader discussion on the process of mourning.
Dal mio secondo libro "Ho incontrato l'amore vero", Sofia che ammira uno scorcio di Firenze.
La seconda opzione, che aveva scelto quella mattina, era una passeggiata romantica lungo il viale Michelangelo, dov’era inevitabile fare una breve sosta al piazzale omonimo che, insieme al Forte di Belvedere, offriva una delle vedute panoramiche più belle di Firenze. Lo sguardo sottostante spaziava sull’Arno e sull’intero centro storico, le cui cupole e la slanciata torre di Palazzo Vecchio parevano vedette poste a vigilare sulla salvaguardia della città, mentre iniziava il lento risveglio dopo il riposo notturno. [...] Eppure le origini di quel luogo non avevano nulla a che fare con il romanticismo, poiché fin dal tardo Cinquecento ospitava una guarnigione di soldati che vigilavano sugli spalti per proteggere la residenza medicea di Palazzo Pitti e la città di Firenze. In realtà, pensò Sofia, il Forte non aveva mai subito un assedio, né le sue artiglierie avevano mai sparato un colpo in un’azione bellica. Le cronache riferivano che le cannonate a salve del Forte annunciavano solo il mezzogiorno, tanto che per i fiorentini quel frastuono era bonariamente chiamato il “cannone delle pastasciutte”.